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Banche: come garantire la nostra privacy?

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Spesso la distanza di sicurezza non basta a garantire la riservatezza delle operazioni. La giusta musica potrebbe essere una soluzione integrativa efficace.

Preservare la privacy delle persone è una delle necessità a cui le banche sono chiamate: ma allo sportello non sempre è così semplice fare in modo che la riservatezza sia garantita. Spesso si lamenta l’assenza di accorgimenti diretti ad evitare che i clienti siano troppo vicini tra loro mentre si è “in coda” in attesa di effettuare le proprie operazioni. Un problema noto alle stesse banche, tanto che l’associazione di categoria (ABI) ha opportunamente previsto nei “Principi Generali” del Codice di comportamento del settore bancario e finanziario adottato con finalità di autodisciplina, che l’istituto di credito debba impegnarsi a curare le condizioni di accessibilità alle strutture fisiche e la riservatezza nello svolgimento delle operazioni.

Il rispetto della cosiddetta “distanza di cortesia” molte volte si risolve con qualche accorgimento, come l’apposizione di cartelli o cordoli idonei a garantire che l’utente impegnato allo sportello abbia a disposizione uno spazio fisico tale da permettere di eseguire le operazioni in forma confidenziale. La banca, in qualità di “titolare del trattamento” è chiamata a far sì che il tutto rimanga conoscibile solo ed esclusivamente ai soggetti responsabili o incaricati del trattamento. L’istituto deve ovviamente impedire l’accesso ai dati da parte di terzi non autorizzati. Per rafforzare quest’obbligo generale, la legge impone al titolare di adottare idonee e preventive misure di sicurezza, la cui mancata predisposizione può comportare una responsabilità civile con conseguente obbligo di risarcire il danno. L’autorità giudiziaria, infatti, potrebbe riconoscere la responsabilità della banca, a titolo di colpa omissiva per la mancata predisposizione delle misure di sicurezza necessarie, con riguardo alla lesione di diritti fondamentali della persona.

Tuttavia, al di là dei vari risvolti giuridici, appare opportuno garantire la distanza di cortesia per preservare la privacy, che però potrebbe essere lesa anche “passivamente”, stando in fila e ascoltando discorsi da una posizione ravvicinata tra il cliente e l’operatore.

COSA FARE? La distanza di sicurezza rimane ovviamente un punto fondamentale, da garantire e che tutti devono avere il buon senso di rispettare. Ma è possibile pensare anche a soluzioni integrative, alle quali le banche potrebbero rivolgersi. Perché ad esempio non proporre un accompagnamento musicale nel locale? Si tratterebbe di un dettaglio in grado di attrarre l’attenzione delle persone in coda in attesa del proprio turno, ed allo stesso modo eviterebbe quei silenzi – per certi versi imbarazzanti – che hanno come conseguenza un’inevitabile “audizione pubblica” dei dialoghi tra il cliente e il responsabile allo sportello. Una musica giusta potrebbe essere davvero la risposta migliore ad un problema comune.

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